Ceramiche Ragno inaugura il suo primo flagship showroom: 400 mq di spazio espositivo nell’iconico quartiere di Porta Nuova, a Milano.
Il progetto, curato da Benedetta Tagliabue - EMBT, è stato interpretato come un caleidoscopio di colori, texture e disegni che raccontano la storia e le capacità tecniche e artigianali della marca e le potenzialità espressive della ceramica.
Ce ne parla in questa intervista Benedetta Tagliabue.

 

Qualunque sia la scala architettonica, l’approccio del tuo studio EMBT è sempre stato innovativo e sperimentale, inglobando, in un punto di straordinario equilibrio, la storia e la tradizione artigianale. La tecnica del collage è una vostra modalità distintiva di approccio al progetto.

È attraverso questo procedimento che ottenete la rappresentazione delle vostre architetture, il dettaglio degli elementi, la composizione delle forme geometriche?

BT La tecnica del collage – collaudato punto di partenza di ogni nostro progetto – inizia dalla somma di frammenti di elementi oggettivi che hanno ovviamente a che vedere con i desideri del cliente, ma che comprendono anche tutte le cose che ci piacciono. Confrontarsi con persone creative – e nello studio ce ne sono tante – è un gioco collettivo più che un lavoro: in questa fase entrano più teste, ognuna con idee e punti di vista propri, anche se a un certo punto sono io a dare indicazioni più precise. È un lavoro collettivo e per la collettività, solo così si riesce a tracciare nuovi percorsi, diversamente si rischia di diventare autoreferenziali, ne deriva un ripetitivo se stessi. È una modalità che consente di seguire più direzioni, di allargare i confini fisici e mentali, di scardinare qualsiasi preconcetto arrivando poi a una sintesi che a volte sovverte lo spunto iniziale. Come nel caso di questo showroom, per il quale siamo partiti dalla fascinazione dei mosaici di Piazza Armerina per poi capire, nel confronto con l’azienda, che non avrebbero funzionato…

 

La ceramica è un materiale molto frequentato in architettura, ma per EMBT è il Materiale, costante e ricorrente, espresso con egual freschezza in tutte le sue valenze, dalla funzionale e famosa copertura del mercato di Santa Caterina a Barcellona all’espressione artistica e simbolica all’interno della recente chiesa di San Giacomo a Ferrara. Quali sono le potenzialità del materiale ceramico che esprimete nei vostri progetti?

BT La ceramica, come il legno, è un elemento naturale, antico, caldo, resistente, inalterabile, di cui mi piace sottolineare la profonda relazione con la terra. Per questo lo utilizziamo nei nostri progetti cercando connotazioni diverse, stupendoci sempre di come il materiale ceramico può essere tutto: qualsiasi tipo di finitura, di sensazione, di colore, di geometria.

 

Come è stato il dialogo con l’azienda nel progetto dello showroom?

BT L’azienda ci ha contattato proprio perché apprezzava il modo“coloristico”, naturale, speciale in cui utilizziamo la ceramica. Siamo stati informati sulla filosofia del Gruppo, spiegandoci che Ragno è la linea più giovane e come tale ha proposte più…azzardate rispetto a Marazzi. Così abbiamo cercato di disegnare uno spazio inedito, che conservasse questa visione di libertà e di sperimentazione, il che ci è stato facile perché corrisponde alla nostra filosofia progettuale. È stato un interessante lavoro di interior, sulla piccola dimensione (anche se sono 400 mq di showroom) se comparata a un campus universitario o a un Parlamento, confrontandoci costantemente con un certo pragmatismo e la progettazione su misura. Tanto che all’inizio avevamo idee piuttosto astratte, ma lavorando con l’azienda abbiamo capito come modificare il progetto applicandolo ai prodotti.

 

Ritroviamo nello showroom alcuni temi consolidati del vostro progettare, come la felice combinazione dei diversi materiali, delle texture, l’energia del colore e l’intreccio decorativo delle strutture reticolari di legno lamellare. Entrando si è investiti da un senso di dinamicità, di apertura, di leggerezza, da un’atmosfera calda e accogliente in cui si sosta volentieri. Lo spazio interno è stato rivisitato?

BT In linea di massima abbiamo accettato lo spazio preesistente, mantenendo certi volumi, aprendo alcuni varchi per garantire la permeabilità visiva. Due grandi strutture lamellari – una a spirale, l’altra a cupola – accolgono il visitatore all’ingresso. È la prima volte che realizziamo intrecci così complessi, temevo non reggessero, tanto che ho voluto vedere i prototipi un a uno, seppure a distanza. Tutto questo è stato possibile grazie al digitale, che una meravigliosa azienda di Alberobello ha poi perfettamente tradotto in realtà. Per evitare l’effetto cannocchiale, lungo lo stretto corridoio abbiamo disegnato alcune strutture lamellari concave e convesse, movimentando lo spazio rettilineo e proponendo un nuovo modello di materioteca, quasi una pinacoteca dove le piastrelle diventano quadri, labirintica e sorprendente man mano che ci si addentra. In omaggio al nome e al logo storico del brand, abbiamo aggiunto il gioco della tela del ragno ricorrente anche nelle vetrine, sostituendo i fili della ragnatela con cime nautiche che “catturano” e reggono le collezioni. Problematico è stato l’aggancio delle ceramiche al legno, risolto grazie al dialogo continuo con l’azienda e gli allestitori, ingegneri delle piccole cose che hanno pensato a differenti sistemi di aggancio sfilabili, a bracci intelligenti che orientano le piastrelle e che consentiranno in futuro di cambiare facilmente l’allestimento.

 

Poi c’è questo pavimento fantastico, un collage di texture che cattura costantemente lo sguardo e l’altrettanto sorprendente murale ceramico nella sala vetrata che si affaccia sul cortile. In che modo le possibilità materiche di Ragno sono state fonte di ispirazione?

BT Il pavimento è sempre stato pensato così, anzi è stato semplificato seguendo i consigli dell’azienda. E’ stato divertente accostare le diverse finiture, colori, forme, dimostrando così come sia efficace il mix match delle diverse collezioni. Anche nel bagno c’è un gioco di marmi mixati, utilizzati in fasce verticali, in riferimento alle cattedrali italiane. Nel grande murale ci sono invece i riferimenti del mio cuore: amo le persone e le atmosfere dell’Emilia e qui ho voluto rappresentare il mondo metafisico di De Chirico, la scrittura di Alberto Savinio di cui ho letto tutto in gioventù e, in omaggio al Gruppo Marazzi, la torre della fabbrica. I mobili che arredano lo spazio, come i grandi tavoli trasformabili, sono quelli di casa mia, progettati da noi e riprodotti per la prima volta da American Harwood Export Council, esposti anche nell’atrio d’entrata della Statale durante la Milano Design Week in un’importante installazione.

 

Puoi raccontarci i progetti a cui stai lavorando ora.

BT Tanti i progetti in progress, molti in Cina e in Francia. Stiamo partecipando a numerosi concorsi, realizzando diverse mostre, progetti di housing, ultimando la stazione della metropolitana del Centro Direzionale a Napoli, lavorando a Parigi su progetti di rigenerazione urbana nella banlieue, come il masterplan, la piazza e la stazione a Clichy-Montfermeil, dove si viene a imparare l’arte di strada… Sempre aprendo, accogliendo, includendo, ridisegnando relazioni.  

 

 

 

Benedetta Tagliabue -EMBT è uno studio di architettura riconosciuto a livello internazionale fondato nel 1994 da Enric Miralles (1955-2000) e Benedetta Tagliabue a Barcellona. L’approccio maturo all’architettura, all’interior design e alla progettazione, segno distintivo dello studio di Benedetta Tagliabue - EMBT si riscontra nella progettazione di scuole e università, edifici commerciali, industriali e residenziali, nel restauro e nell’ architettura del paesaggio. Lo studio ha progettato spazi pubblici ed edifici sia in Europa che in Cina, lavora con enti statali e locali, nonché clienti aziendali e privati.

Gli attuali progetti dello studio includono la School of Management della Fudan University di Shanghai, le “torri-uffici” Xiamen e Taichung, gli spazi pubblici di HafenCity ad Amburgo in Germania, la stazione della metropolitana Clichy-Montfermeil a Parigi in Francia ( per il quale lo studio si è aggiudicato il 1° posto nel bando di concorso) e la stazione centrale della metropolitana di Napoli in Italia.

A riconoscimento del lavoro svolto negli anni, Benedetta Tagliabue – EMBT ha ricevuto il Premio Nazionale Catalano nel 2002, il RIBA Stirling Prize nel 2005, il Premio Nazionale Spagnolo nel 2006, Premio Città di Barcellona nel 2005 e 2009, Premi FAD nel 2000, 2003 e 2007, e premi WAF nel 2010 e nel 2011.